La mia vita in poche righe

La mia vita in poche righe

Sono nato in Casentino l’anno in cui l’uomo è sbarcato sulla Luna. Mi piace pensare che mamma e babbo si siano impegnati come i tecnici del programma Apollo…

Già all’età di 4 anni venivo testato sui sentieri dell’Appennino….. secondo le cronache, durante queste prime escursioni, la parola che ripetevo in continuazione era “ncollo”. Ma sembra che avessi poca capacità di persuasione.

Uno dei motivi per cui i miei genitori si sono legati era la comune passione per la natura, le escursioni e i viaggi. Come si dice…. le ciliegie con cascano molto lontano dall’albero…

Ho sempre avuto il dubbio che i miei genitori fossero, diciamo, un po’ fuori dagli schemi….. una domenica si una no in escursione, vacanze in tenda canadese da due posti (ovviamente campeggio libero) adattata a tre, viaggi di famiglia con il camper in Turchia, in Marocco, in Siria e in Algeria. E vogliamo parlare del trekking di due settimane nelle montagne del Nepal come regalo di maturità?!  

Da bambino le mura di casa le percepivo spesso come una prigione. Appena libero dagli impegni scolastici mi precipitavo nei campi e nei boschi che circondavano casa. Spesso tornavo con lucertole, rane, lombrichi e insetti di ogni tipo con la pretesa di fare della cucina un sorta di giardino zoologico. Questa cosa avveniva in maniera così ricorrente che la nonna, ad un certo punto, propose una soluzione: “portiamolo dal prete”.

Anche nell’adolescenza il mio stile di vita era poco conforme alla moda dei tempi. Gli amici approcciavano le ragazze mostrando il nuovo motorino o con inviti in discoteca….a me quello che mi veniva da chiedere era “ti  piace il trekking?”. Una strategia proprio vincente….  

Ero un animale strano che viveva nel suo ecosistema. Dovevo aspettare di frequentare la facoltà di biologia per unirmi ad individui della stessa specie con cui poi ho condiviso lo studio ma anche l’avventura. Memorabili i viaggi con lo zaino in spalla nel nord Europa, dormendo negli ostelli e qualche volta anche nelle panchine dei giardini pubblici dentro i sacchi a pelo. Ancora dopo 30 anni è viva l’immagine del viso del poliziotto svedese che, all’alba, mi maltratta in una lingua incomprensibile.

Ovviamente anche l’anima gemella doveva condividere gli stessi interessi. Dopo un breve periodo di corteggiamento canonico, fatto di cenette in pizzeria (ero studente, non potevo permettermi di meglio), passeggiate notturne sulla spiaggia, uscite con una fiammante Fiat 126, è arrivato il momento della verità… “ti piace il trekking?” “non l’ho mai fatto ma sono curiosa di provare… andiamo!”. Le farfalle nello stomaco si sono fatte alianti tanto da sollevarmi da terra!

Di quel bel giovane aitante c’è rimasta ormai solo la controfigura….ma siccome la pensione è un miraggio tanto vale stringere i denti e continuare a camminare!